Un caso estremo: il progetto educativo di Platone, scrittore di filosofia1. La centralità dell’educazione per la società ateniese

Maurizio Migliori

Resumo


[1] Non ho potuto in questo testo chiarire i tanti riferimenti al pensiero platonico che meritavano una adeguata spiegazione, anche se sarebbe stata necessario in quanto il lettore troverà alcuni passaggi di questo testo “strani” e comunque diversi da quello della manualistica più diffusa. Rinvio per questo a Migliori 2013, una mia ampia monografia in cui ho proposto una ricostruzione del pensiero di Platone “nuova” e, a mio avviso, più rispettosa della totalità dei dialoghi.

* Professore Ordinario di Storia della Filosofia Antica presso l’Università degli Studi di Macerata. E-mail: mamigli@tin.it

Un caso estremo: Il progetto educativo di Platone, scrittore di filosofia1: La centralità dell’educazione per la società ateniese

Riassunto:  Platone giudica il problema dell'educazione una delle questioni centrali per la salvezza della polis greca del suo tempo. Ma, degno allievo di Socrate, impone prima di tutto il problema a se stesso come scrittore di filosofia. Questa non è comunicabile come le altre scienze, perché richiede la partecipazione attiva del soggetto che indaga. Come sottolinea nel Fedro, la scrittura appare debole per la sua fissità e per l’impossibilità di scegliere il lettore e di dialogare con lui. Tuttavia Platone non ha rinunciato alla scrittura, che appare utile sia come promemoria sia per coloro che sono lontani nel tempo e nello spazio e che seguono lo stesso percorso di ricerca. Pertanto Platone ha inventato una tecnica di scrittura che egli descrive come “un gioco”: i dialoghi sono una sequenza di testi protrettici che propongono, sotto forma di gioco, crescenti problemi filosofici, in base a quanto il dialogo comunica; questo rimanda sempre la presentazione delle cose di maggior valore, in sintesi la soluzione (platonica) dei problemi proposti. Da un certo punto di vista, questo tentativo è fallito completamente: le generazioni successive hanno usato la scrittura per comunicare e imparare molte cose, non per un gioco così complesso come quello che questi testi proposti. Tuttavia, se il desiderio di Platone era quello di costringere il lettore "fare" la filosofia, lui e i suoi dialoghi sono stati veramente i maestri del pensiero occidentale.

Parole chiave: Educazione. Filosofia. Scrittura. Dialoghi.

An extreme case: the educational project of Plato, writer of philosophy: The centrality of education for Athenian society

Abstract:  Plato judges the problem of education one of the central issues for the salvation of the Greek polis of his time. But, worthy pupil of Socrates, imposes first of all this problem to himself as writer on philosophy. This is not communicable as the other subjects because it requires the active participation of the subject that investigates. As he points out in the Phaedrus, the writing appears weak for its fixity and because of the impossibility to choose the reader and to dialogue with him. However Plato did not surrender to write, which appears useful both as a reminder and for those who are far away in time and space, and who follow the same search path. Therefore Plato invented a writing technique that he describes as “a game”: the dialogues are a sequence of protreptic texts who propose, in the form of a game, growing philosophical problems, based on how the dialogue itself communicates; it always defers the exposition of things of greater value, in summary the (Platonic) solution of the proposed problems. From one point of view, this attempt failed completely: the following generations used the writing to communicate and learn many things, not for a game as complex as what these texts proposed. However, if Plato's desire was to force the reader "to do" philosophy, he and his dialogues have been really the masters of Western thought.

Key Words: Education. Philosophy. Writing. Dialogues.

Um caso extremo: O projeto educativo de Platão, escritor de filosofia: a centralidade da educação para a sociedade ateniense.

Resumo: Platão considera o problema da educação uma das questões centrais para a salvação da polis grega de seu tempo. Mas, digno aluno de Sócrates, põe, antes de tudo, o problema para si próprio como escritor de filosofia. Esta não é transmissível como outras ciências, porque requer a participação ativa do sujeito que indaga. Conforme sublinha no Fedro, a escrita parece esmaecida por sua fixidez e pela impossibilidade de escolher o leitor e dialogar com ele. No entanto, Platão não renunciou à escrita, que parece útil seja como recurso da memória, seja para aqueles que estão longe no tempo e no espaço e que seguem o mesmo caminho de pesquisa. Portanto, Platão inventou uma técnica de escrita que ele descreve como "um jogo": os diálogos são uma sequência de textos protréticos que propõem, sob a forma de jogo, crescentes problemas filosóficos, baseados naquilo que o diálogo comunica; este sempre remete à apresentação das coisas mais valiosas, em suma, à solução (platônica) dos problemas propostos. De um certo ponto de vista, essa tentativa falhou completamente: as gerações seguintes utilizaram a escrita para se comunicar e aprender muitas coisas, não para um jogo tão complexo como aquele que esses textos propunham. No entanto, se o desejo de Platão era forçar o leitor a "fazer" filosofia, ele e seus diálogos se tornaram verdadeiramente os mestres do pensamento ocidental

Palavras-chave:  Educação. Filosofia. Escrita. Diálogos.

Data de registro: 16/03/2017

Data de aceite: 19/04/2017

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Palavras-chave


Educação. Filosofia. Escrita. Diálogos.

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